Cefalonia primo atto della Resistenza
L’isola di Cefalonia, la più grande delle isole Ionie.

Perchè il 25 aprile 2007, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano è andato a Cefalonia?
Cosa avvenne nel settembre 1943 in quell’isola?
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La divisione Acqui a Cefalonia
L’8 settembre 1943 a Cefalonia
Le trattative
La decisione di combattere
La battaglia
Il massacro
I Banditi della Acqui

Ho letto l’articolo “I testimoni-Sopravvissuti a cefalonia” de L’Unione Sarda del 2/01/03 di Mauro Manunza pubblicato sul sito tempo fà anche mio padre era imbarcato sul dragamine “patrizia” come puntatore mitragliere, lo scorso dicembre mio padre ha compiuto 87 anni mi parla sempre di Cefalonia ed i suoi ricordi sono indelebili. Dopo venne fatto prigionero dai tedeschi e successivamente dai russi.
Commento di Angelo — Gennaio 6, 2008 @ 10:52 am
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Commento di prepaid visa — Maggio 31, 2008 @ 9:04 pm
La definizione di Cefalonia come ‘primo atto’ della Resistenza non è più valida come ha detto la Presidentessa dell’Ass. ne Acqui.
Vi invio in proposito copia della lettera che ho inviato al Presidente napolitano e al Ministro La Russa.
Se volete cancellarla fatelo pure, tanto ci sono abituato ma almeno leggetela: imparerete qualcosa.
Massimo Filippini
LA “ STRAGE DI CORFU’ PRIMO ‘ATTO’ DELLA RESISTENZA AL POSTO DI CEFALONIA
UN FALSO STORICO A 35.000 euro + SPESE DI TRASPORTO
di Massimo Filippini
Al Presidente della Repubblica - Roma
Al Ministro della Difesa - Roma
Porto a conoscenza delle SS VV il testo del messaggio da me inviato all’ ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale in merito ad un servizio pubblicato il 17 luglio 2008 e chiedo un intervento delle SS VV che ponga fine a tale scempio della verità storica che coinvolge -come da detto comunicato- le stesse FFAA
Con ossequio
avv. Massimo Filippini
Ten. Col. AM (ca)
Orfano di un Martire di Cefalonia
Latina 18 luglio 2008
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Egregia redazione di ASCA,
ho letto la seguente notizia da Voi pubblicata il 17 luglio 2008:
“DIVISIONE ACQUI: A CORFU’ UN MONUMENTO PER LA STRAGE DI 65 ANNI FA”
(ASCA) - Roma, 17 lug - Dopo 65 anni la Divisione Acqui tornera’ per la prima volta a Corfu’ in pace. Sara’ infatti affidato alla divisione italiana il picchetto d’onore che presenziera’ all’inaugurazione il prossimo 8 settembre del monumento ai caduti della Divisione, annientata, nonostante la resa, dalla furia nazista. Sessantacinque anni fa l’armistizio con gli angloamericani segno’ infatti l’avvio della strage dei militari italiani sulle isole di Cefalonia e Corfu’ per aver rifiutato di consegnare, malgrado la resa, le armi ai tedeschi. L’opera in onore dei caduti della divisione Acqui, sull’isola di Corfu, e’ stata realizzata dallo scultore toscano Gianni Villoresi, su iniziativa di Graziella Bettini, presidente dell’associazione nazionale divisione ”Acqui” con il contributo della Regione Piemonte: due ali in marmo bianco e grigio, di 3,20 metri per 1,70 per 14 centimetri di spessore e dal peso complessivo di circa 2 tonnellate, che si congiungono per testimoniare il dialogo tra i popoli, come quello avvenuto durante questo primo episodio di resistenza tra greci e italiani nonostante questi ultimi fossero fino a pochi giorni prima l’esercito invasore.
”La strage di Corfu - ha spiegato la professoressa Bettini - e’ meno conosciuta di quella di Cefalonia, ma ha avuto lo stesso svolgimento. Non ci fu una votazione come a Cefalonia, ma tutti decisero di non consegnare le armi. Anzi, e’ stato il primo atto di resistenza al nazismo, in quanto comincio’ il giorno prima, il 13 settembre, e si concluse tragicamente, qualche giorno dopo, il 25 settembre”.
Non e’ mancato un accenno polemico dell’assessore regionale alla cultura del Piemonte Gianni Oliva che ha definito questa iniziativa una risposta ”a chi vuole negare la memoria”, riferendosi alle dichiarazioni ”minimizzanti” sui numeri della strage dell’assessore acquese alla cultura Sburlati e alla rivoluzione avvenuta nella giuria del premio Acqui formata, ha precisato Oliva da persone ‘’singolarmente tutte degnissime”, ma tutte inequivocabilmente di orientamento di centrodestra. L’opera, finanziata dalla Regione Piemonte con un contributo di 35mila euro, e’ praticamente ultimata, anche se rimangono da sciogliere alcune incertezze riguardanti il trasporto verso l’isola greca.
(Asca)
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Detta notizia ha suscitato iI mio sdegnato stupore per la totale falsità delle dichiarazioni della Presidente dell’ass. ne Acqui G. Bettini e dell’ l’Assessore alla Cultura del Piemonte G. Oliva.
Gli studiosi, infatti, sanno bene che a Corfù non ci fu alcuna strage di soldati ma soltanto 3 Ufficiali e circa 40 soldati caduti durante gli scontri e, successivamente -dopo la resa- la fucilazione purtroppo di 27 UFFICIALI come responsabili della resistenza ordinata ai loro uomini: non si ebbero pertanto ‘eccidi di massa’ della truppa come la Bettini parlando di “strage di Corfù” dà ad intendere.
A riprova di ciò uno studioso della vicenda P. Paoletti nel suo “I TRADITI DI CORFU’” del 2003 scrisse a pag. 11 dell’introduzione:
“Rispetto ai loro colleghi di Cefalonia, il destino per i soldati dislocati a Corfù fu meno sanguinoso, nel senso che qui non ci furono eccidi di massa indiscriminati, ma la loro sorte fu ugualmente tragica, perché altre centinaia di soldati morirono in combattimento, prima sotto le bombe tedesche e poi sotto quelle alleate, sotto quello che oggi si definisce “fuoco amico”.
Quanto sopra non è mai stato contestato sia per quanto riguarda le perdite dovute all’azione dei tedeschi che a quelle -ancor più pesanti- di cui furono responsabili gli Alleati con i loro indiscriminati bombardamenti a proposito dei quali è da ricordare il bombardamento della nave ospedale ” Roselli” con a bordo 5.500 prigionieri italiani, gravemente danneggiata il 9. X. ‘43 da un attacco aereo nel porto di Corfù e l’indomani definitivamente affondata durante un altro raid aereo che fece anche gravi danni alla città e morti tra i prigionieri italiani a terra.
Se la Bettini parlando di “strage di Corfù” si fosse riferita alle perdite dovute anche agli attacchi aerei Alleati ciò sarebbe stato forse accettabile ma poichè ella menziona Corfù addirittura come teatro del ‘primo atto di resistenza al nazismo’ si deve inevitabilmente concludere che costei o non conosce la storia o peggio, pur conoscendola, l’ha consapevolmente travisata: lo stesso dicasi per l’Ass. re Oliva il quale avrebbe potuto impiegare meglio i 35.000 Euro di contributo alla costruzione di un monumento commemorativo di un’ INESISTENTE STRAGE DI CORFU’ .
E’ evidente PERTANTO il mendacio o nella migliore delle ipotesi la più totale ignoranza in quanto affermato dalla Bettini a proposito di una strage che -a suo dire- “ebbe lo stesso svolgimento di quella di Cefalonia” mentre, come s’è visto, è accertato DOCUMENTALMENTE che la maggior parte dei caduti a Corfù morì addirittura sotto le bombe alleate.
Ciò è provato dai Documenti esistenti presso l’Ufficio Storico dello SME ma sembra non interessare affatto alla Bettini -addirittura Presidente dell’Ass. ne Acqui !- e ad Oliva feroce critico del Premio Acqui Storia e dell’Ass. re alla Cultura di Acqui Sburlati che non ha abboccato alle loro false chimere e non si è piegato ai ricattucci minacciati da Regione e Provincia di negare i fondi alla manifestazione tanto volentieri concessi alle precedenti edizioni fondate su dati storici ad esse congeniali ancorchè del tutto falsi o falsificati.
Chiedo gentilmente la pubblicazione della presente a commento della notizia da Voi data. Grazie.
Distinti saluti
avv. Massimo Filippini
Ten. col. AM (ca)
Orfano di un Martire di Cefalonia
Commento di Massimo Filippini — Agosto 6, 2008 @ 10:39 am
Pur avendo scritto di Storia non sono uno storico,bensì un comune cittadino che ama approfondire la dinamica degli eventi che attirano la sua attenzione. A me pare evidente che le polemiche più recenti sui fatti delle Isole Ioniche nel settembre 1943, con i forti ed evidenti elementi di ideologizzazione che contengono, siano ben lontane da un processo di autentica “storicizzazione”, la cui precondizione è il diradarsi della polvere degli scontri. Fa parte della ricerca, e nulla ha a che fare con il “revisionismo”,la continua messa a punto delle intepretazioni, e l’eventuale rilettura delle fonti. Quasi mai la “verità” - che è una direzione di marcia, non un dato monolitico - dipende dal ritrovamento più o meno clamoroso di un documento o di una testimonianza. Credo che ancorarsi a definizioni come “primo atto delle Resistenza” equivalga a porsi in una posizione difensiva. Chi - come chi scrive - crede nel valore fondante della Resistenza non dovrebbe trovarsi MAI in tale posizione. La polemica sulle “cifre del massacro”, infatti, avrebbe ben scarso appeal se non fosse collegata a valutazioni, spesso opposte e inconciliabili, sui protagonisti dela vicenda,ovvero il generale Gandin (vedi lavoro di Paoletti) e i suoi sottoposti, da alcuni considerati eroi, da altri sediziosi da fucilare sul posto (vedi lavori di Filippini). Poco cambierebbe, in realtà, se fossero vere le ultime cifre (meno di 4.000) sul totale dei caduti. Sarebbe opportuno che anzichè inseguire riedizioni della cronaca degli avvenimenti, con incorporati giudizi di valore, si procedesse finalmente a risistemare in sede storica, con distacco e serenità, l’intera vicenda, senza preoccuparsi se alla fine dei dubbi resteranno ancora sul tappeto. Operazione che non mi sembra sia stata fatta fino in fondo. Non vorrei che, alla fine,il nostro Paese si confermi il terreno meno adatto per un lavoro che, per gli storici, dovrebbe essere “normale amministrazione”.
Commento di Vincenzo Ciampi — Settembre 6, 2008 @ 7:03 pm
In relazione alle osservazioni di V. Ciampi desidero precisare come non occorra essere uno ’storico’ (nel senso di appartenente ad una casta di superesperti come taluni ritengono il prof. Rochat) per scrivere e/o parlare di Cefalonia.
Se così fosse TUTTI dico TUTTI gli ‘storici’ –nel senso summenzionato- dovrebbero essere definiti -nella migliore delle ipotesi- come degli incompetenti avendo essi attribuito un’immeritata sacralità alle parole in libertà pronunciate dal presidente Ciampi ai fatti di Cefalonia additati come ‘primo atto della Resistenza’ o avendo - come Rochat- nel libro da lui curato (LA DIV. ACQUI A CEFALONIA, ed. 1993) e additato dagli estimatori -digiuni spesso di storia ma pieni di ideologia- come testo ‘sacro’ (che, in realtà contiene di suo ’solo’ l’introduzione e una monografia per un totale di 55 pagine su 350) scritto un’ inesattezza clamorosa come quella secondo cui padre Romualdo Formato fu “l’unico a chiedere la lotta anziché la resa nella riunione dei Cappellani di Cefalonia dell’11 settembre 1943” per cui “la sua testimonianza merita perciò piena attenzione”, mentre del predetto sacerdote tutto può dirsi meno quello che lo ‘storico’ Rochat ha scritto.
Quanto al dato numerico dell’eccidio, poi, Rochat ha compiuto un vero e proprio capolavoro di doppiezza scrivendo nel risvolto del volume che “fu la decisione dei suoi uomini a determinare la scelta di affrontare il combattimento: fu lo spirito di vendetta dei comandi e dei reparti tedeschi a provocare il massacro di 6.500 italiani in gran parte trucidati dopo che si erano arresi”.
Che uno ’storico’ (citato come il ‘Verbo’ dalla Sinistra) nel parlare di ‘SCELTA’ abbia ignorato l’ORDINE DI RESISTERE inviato a Gandin dal Comando Supremo non solo fa allibire ma è anche un ‘vulnus’ inferto alla verità proprio da chi se ne professa altezzosamente il depositario definendo che, per giunta -come ha scritto di recente- ha definito le ricerche del sottoscritto ’storicamente inconsistenti’.
RISPONDO: E LE SUE CHE COSA SONO ? a ciò aggiungendo il biblico “QUOS PERDERE VULT DEUS INSANIRE FACIT” che si attaglia perfettamente alla fattispecie.
Quanto al dato numerico dell’eccidio, poi, Rochat ha compiuto un vero e proprio capolavoro di doppiezza scrivendo nel risvolto del suo volume che “fu la decisione dei suoi uomini a determinare la scelta di affrontare il combattimento: fu lo spirito di vendetta dei comandi e dei reparti tedeschi a provocare il massacro di 6.500 italiani in gran parte trucidati dopo che si erano arresi”.
Ciò egli scrisse malgrado nel 1992 avesse visionato i “TABULATI DEI CADUTI DELLA DIVISIONE ACQUI NELLA GUERRA 1940 – 45” esistente allo SME - Uff. Storico sbrigativamente liquidati nella sua introduzione come ‘non attendibili’.
Per rendersene conto invito alla lettura del mio articolo nella pagina riportata
http://www.italiaestera.net/modules.php?name=News&file=brevi&sid=3726
da cui risulta chiaro il gioco di prestigio dell’illustre storico che in una successiva intervista al giornalista Roberto Beretta del 5 luglio 2006 ridimensionò con disinvoltura i numeri da lui sostenuti da sempre
http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodArt=6141
per finire all’ultimo libro ‘Blutges Edelweiss” in cui l’autore H. F. Meyer ha ulteriormente ridotto i caduti italiani a circa 2000 – 2500
http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=0&CodArt=18894
Concludendo, non sarà certo il minor numero di Morti calato -SI BADI BENE- da 10000 a circa un quinto (contenente -tra l’altro- i morti in combattimento e quindi non vittime di eccidi) a rendere meno triste quanto avvenne –e lo dico in qualità di Vittima- ma sarebbe ora che di Cefalonia TUTTI parlassero in modo serio e non per scopi ideologici come continua a fare una certa Sinistra che –ignorando volutamente la Verità- non si rende conto del ridicolo in cui si è cacciata.
Un saluto a Vincenzo Ciampi
Commento di Massimo Filippini — Settembre 7, 2008 @ 4:10 pm
ARMISTIZIO, CEFALONIA E TG2 DELL’8 SETTEMBRE 2008
A quanto già detto devo aggiungere che ieri 8/9 il TG2 delle 20.30 ha trasmesso un breve servizio sull’armistizio in cui si è parlato ovviamente di Cefalonia.
Trascrivo quanto è stato detto:
“A Cefalonia la div. Acqui si rifiuta di deporre le armi e viene prima costretta alla resa, poi poi annientata CON LA FUCILAZIONE DEGLI UFFICIALI”.
Queste le precise parole che -a parte l’omessa menzione dell’ORDINE DI RESISTERE inviato al gen. Gandin- suonano come un De Profundis sullo STERMINIO DELLA TRUPPA -con annessa sarabanda di cifre ‘variabili’ dai 4 ai 9/10000 Morti- caro ai cantori di una certa parte politica che rievocano la tragedia per motivi ideologici travisandone spudoratamente gli aspetti storici che videro DOPO LA RESA la fucilazione PURTROPPO dei SOLI UFFICIALI tra cui mio Padre di cui furono corresponsabili -con i loro comportamenti da corte marziale- ambigui personaggi appartenenti alla div Acqui i quali anzichè essere puniti e condannati vennero -dopo la guerra- elevati al rango di Eroi della Resistenza.
Mi auguro che il Ministro La Russa legga la presente per parlarne il prossimo anno…e, alla luce di essa mi chiedo con quale faccia l’Associazione Acqui e i Militari preposti all’uopo rievocheranno il 21 settembre prossimo a Verona -come si usa fare da tempo immemorabile- il ‘massacro’ di 10.000 (diecimila) uomini.
Qualcuno li avvisi dicendo loro anche che i tedeschi -I QUALI AVREBBERO ASSASSINATO ‘A SANGUE FREDDO’10000 ITALIANI- riportarono solo CIRCA 40 QUARANTA)MORTI.
Il col. Picozzi -al corrente di ciò fin dal 1948- così concluse a tal riguardo la sua ‘Relazione sui fatti di Cefalonia’presentata al capo di S. M. Difesa lo stesso anno:
“E’ FORSE PREFERIBILE CHE QUESTE CIFRE NON VENGANO MAI PRECISATE”.
Chi vuol capire capisca: credo di essere stato abbastanza chiaro.
Massimo Filippini
(www.cefalonia.it)
NB: Il TG2 in oggetto può essere sentito sul sito raiclicktv).
MF
Commento di Massimo Filippini — Settembre 9, 2008 @ 2:15 pm