Le guerre jugoslave
I profondi mutamenti avvenuti in Europa nel 1989, la fine dell’Unione Sovietica nel 1991 hanno grandi ripercussioni anche nella Repubblica socialista federale Jugoslava.
Nelle repubbliche che compongono lo stato jugoslavo si tengono libere elezioni che vedono l’affermarsi di partiti nazionalisti. La costituzione della RFSJ prevedeva costituzionalmente il diritto alla secessione unilaterale per ciascuna delle sei repubbliche costituenti. Vengono promossi referendum per la scelta dell’indipendenza a cui si oppongono le minoranze etniche timorose per i loro diritti. Nascono così guerre tra gli eserciti delle singole repubbliche e l’ esercito federale, l’Armata Popolare Jugoslava, tra gli eserciti delle varie etnie e tra i gruppi paramilitari che operano nel territorio.

Il distintivo dell’ UNPROFOR United Nations Protection Force
Le guerre jugoslave vedono nuovi attori sulla scena dei conflitti:
gli eserciti delle repubbliche jugoslave contro l’esercito dello stato jugoslavo;
gli eserciti dei diversi gruppi etnici in conflitto tra loro all’interno delle repubbliche jugoslave;
l’ONU
l’ UNPROFOR United Nations Protection Force
la NATO
i media: televisione e giornali.

La prima guerra scoppia in Slovenia, repubblica etnicamente compatta, nel 1991 tra l’esercito sloveno e l’Armata Popolare Jugoslava e si conclude dopo soli dieci giorni con la vittoria slovena che vede subito riconosciuta la sua indipendenza dal Vaticano e dalla Germania e dall’Austria.
In Croazia le elezioni della primavera del 1990 avevano visto vincere i nazionalisti di Tuđman. Nell’estate del 1990, nella regione montagnosa della Krajina (ai confini con la Bosnia), a maggioranza serba, viene proclamata la Regione Autonoma Serba della Krajina e il 1º aprile 1991 in Krajina e Slavonia la Repubblica Serba di Krajina. La dichiarazione di indipendenza provoca l’intervento militare jugoslavo, deciso a non permettere che territori abitati da Serbi siano smembrati dalla Federazione e slegati dalla madrepatria serba. Si afferma così una teoria nazionalista serba che diventerà un fattore di contrasto violento tra le varie etnie presenti in Jugoslavia: quella serba, quella croata, quella bosniaco musulmana.
La guerra in Croazia scoppia nel 1991 e si sviluppa in due fasi sino al 1995. La prima fase si conclude con la vittoria dell’esercito federale che sottrae alla sovranità croata vaste zone. La seconda fase della guerra vede l’intervento croato durante la guerra in Bosnia Erzegovina. Le operazioni militari terminano con un netto successo militare croato.
In questa guerra come in quella in Bosnia Erzegovina spesso vengono trasmesse in occidente solo le atrocità di una parte, perchè sono attive agenzie ingaggiate dai governi per le relazioni con i media e perchè per la logica del terrirorio e delle azioni militari molti giornalisti si trovano oggettivamente a convivere con una parte della popolazione e quindi a documentare le loro sofferenze.
- leggi una tesi che sottolinea questo problema
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La torre dell’acquedotto di Vukovar, conservata con le tracce della guerra
Nel 1991 si svolge l’ assedio di Vukovar: dopo tre mesi di assedio, la città è bombardata e rasa al suolo dai Serbi con 20.000 uomini e 300 carri armati. La vittoria serba provoca circa 1100 civili uccisi e 5000 persone deportate in Serbia. Nel settembre 1993, nell’ambito dell’operazione contro i Serbi di Krajina, i Croati, guidati dal generale Janko Bobetko, compiono una serie di crimini contro l’umanità e di violazioni del diritto internazionale di guerra, causando la morte anche di 11 militari delle forze di peacekeeping dell’ONU. Nella seconda fase della guerra le operazioni militari, unitamente alla martellante propaganda delle radio serbe costringono alla fuga migliaia di civili serbi. Si stima che più di 200.000 Serbi sono obbligati alla fuga dall’esercito croato, che si rende protagonista di una delle operazioni di pulizia etnica più rilevanti di tutto il periodo 1991-1995. Il Tribunale Internazionale dell’Aja ha ritenuto responsabili di tali atrocità diversi comandanti militari croati, tra cui il generale Ante Gotovina.
La Bosnia-Erzegovina è formata da tre diverse etnie: Bosniaci, Serbi e Croati. Anche in Bosnia si svolge un referendum sul”indipendenza della Repubblica che ha esito positivo ma vede l’astenzione e la dura opposizione dei serbo bosniaci. Subito dopo il referendum l’JNA inizia a schierare le sue truppe nel territorio della Repubblica, occupando tutti i maggiori punti strategici (aprile 1992). Tutti i gruppi etnici si organizzarono in formazioni militari ufficiali: i Croati costituirono il Consiglio di difesa croato (Hrvatsko Vijeće Obrane, HVO), i Bosgnacchi l’ Esercito di Bosnia-Erzegovina (Armija Bosne i Hercegovine, Armija BiH), i Serbi l’Esercito della Repubblica Serba (Vojska Republike Srpske, VRS). Erano inoltre presenti numerosi gruppi paramilitari: fra i Serbi le “Aquile Bianche” (Beli Orlovi), fra i Bosgnacchi la “Lega Patriottica” (Patriotska Liga) e i “Berretti Verdi” (Zelene Beretke) , fra i Croati le “Forze Croate di Difesa” (Hrvatske Obrambene Snage).
Le Nazioni Unite tentarono più volte di far cessare le ostilità, con la stesura di piani di pace che si rivelarono fallimentari

Il ponte di Mostar distrutto durante la guerra
Mostar, già precedentemente danneggiata dai Serbi, fu costretta alla resa dalle forze croato-bosniache. Il centro storico fu deliberatamente bombardato dai Croati, che distrussero il famoso vecchio ponte, Stari Most, il 9 novembre 1993.
- guarda le immagini del ponte ricostruito dopo la fine della guerra
Il 2 maggio 1992 inizia l’assedio di Sarajevo: durerà 43 mesi, le principali strade che conducono in città vengono bloccate, cessano i rifornimenti di cibo e medicine, vengono tagliati l’acqua, l’elettricità, il riscaldamento.
- per approfondire: l’assedio di Sarajevo
L’Aeroporto di Sarajevo è aperto agli aerei delle Nazioni Unite alla fine del giugno 1992; a metà del 1993 viene costruito il Tunnel di Sarajevo, completato a metà del 1993, che permette i rifornimenti alla città e la fuga di parte della popolazione

Il tunnel di Sarajevo

Il 5 febbraio 1994, le televisioni di tutto il mondo mostrano le immagini del massacro di Markale in cui muoiono 68 civili e 200 sono feriti.

1995 secondo massacro di Markale
Nel 1995, dopo un secondo massacro di Markale nel quale perdono la vita 37 persone e 90 restano ferite, le forze internazionali iniziano ad opporsi fermamente agli assedianti. Quando i serbi effettuano un raid contro un sito di raccolta delle armi dell’ONU, i jet della NATO attaccano depositi delle munizioni dei serbi e altri obiettivi militari strategici.
Il 6 maggio 1993 la risoluzione 824 del Consiglio di sicurezza dell’ONU aveva istituito come zone protette le città di Sarajevo, Tuzla, Zepa, Goražde, Bihać e Srebrenica; con la risoluzione 836 il Consiglio di sicurezza dell’ONU delibera che gli aiuti umanitari e la difesa delle zone protette saranno garantiti anche all’occorrenza con uso della Forza di protezione delle Nazioni Unite, i Caschi blu.
9 luglio 1995: le forze serbo bosniache attaccano la città di Srebrenica.
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La zona intorno alla città di Srebrenica in rosso
11 luglio 1993: nonostante la presenza dei caschi blu olandesi, le forze serbo bosniache entrano in città, gli uomini, dai 14 ai 65 anni sono separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani e massacrati; i morti sono circa 7.800, non si hanno stime precise del numero di dispersi; 5000 corpi sono stati esumati, di cui 2000 identificati.
Un video ritrovato in possesso di Natasha Kandic, un’ abitante del luogo, e ritrasmesso dai media è stato utilizzato come prova nel processo contro il presidente della ex Jugoslavia, Slobodan Milosevic, alla corte Internazionale dell’ Aia.


Immagini dal video di Natasha Kandic
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guarda il filmato della BBC sulle atrocità di Srebrenica: Film reveals Srebrenica atrocity
La guerra si concluse con la firma degli accordi stipulati a Dayton nell’ Ohio tra il 1 e il 26 novembre. L’accordo formalizzato a Parigi il 14 dicembre 1995 sanciva l’intangibilità delle frontiere, uguali ai confini fra le repubbliche federate della RSFJ, e prevedeva la creazione di due entità interne allo stato di Bosnia Erzegovina: la Federazione Croato Musulmana e la Repubblica Serba.
Le due entità sono dotate di vasta autonomi ma fanno parte di un unico stato. La Presidenza del Paese è collegiale, costituita da un serbo, un croato e un musulmano, che a turno, ogni otto mesi, si alternano nella carica di presidente, primus inter pares.

