Abbiamo ricevuto durante la pausa estiva, in data 6 agosto e 2 settembre, questi due commenti alle nostre pagine del percorso Cefalonia primo atto della Resistenza che, oltre che nello spazio dei commenti, pubblichiamo sul nostro Blog per dare ad essi maggiore visibilità.
Essi danno una valutazione degli eventi fortemente polemica e, ci permettiamo di dire, carica di un rancore verso persone e ricostruzioni storiche che non giova al dibattito storico, per il quale devono essere forniti elementi rigorosi che lasciano poi al lettore più o meno studioso e conoscitore dei fatti il giudizio ultimo, poichè nessuno ha la patente della verità storica e questa deve essere con grande umiltà continuamente sottoposta al vaglio dei documenti e della riflessione che matura con la distanza temporale dagli eventi.
Ma riteniamo che proprio per questo qualunque contributo che obblighi alla riflessione e al riesame dei fatti sia un atto positivo.


Commento di Massimo Filippini inviato il 6 agosto 2008 alla pagina Cefalonia primo atto della Resistenza
La definizione di Cefalonia come ‘primo atto’ della Resistenza non è più valida come ha detto la Presidentessa dell’Ass. ne Acqui.
Vi invio in proposito copia della lettera che ho inviato al Presidente napolitano e al Ministro La Russa.
Se volete cancellarla fatelo pure, tanto ci sono abituato ma almeno leggetela: imparerete qualcosa.
Massimo Filippini
LA ” STRAGE DI CORFU’ PRIMO ‘ATTO’ DELLA RESISTENZA AL POSTO DI CEFALONIA
UN FALSO STORICO A 35.000 euro + SPESE DI TRASPORTO
di Massimo Filippini
Al Presidente della Repubblica - Roma
Al Ministro della Difesa - Roma
Porto a conoscenza delle SS VV il testo del messaggio da me inviato all’ ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale in merito ad un servizio pubblicato il 17 luglio 2008 e chiedo un intervento delle SS VV che ponga fine a tale scempio della verità storica che coinvolge -come da detto comunicato- le stesse FFAA
Con ossequio
avv. Massimo Filippini
Ten. Col. AM (ca)
Orfano di un Martire di Cefalonia
Latina 18 luglio 2008
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Egregia redazione di ASCA,
ho letto la seguente notizia da Voi pubblicata il 17 luglio 2008:
“DIVISIONE ACQUI: A CORFU’ UN MONUMENTO PER LA STRAGE DI 65 ANNI FA”
(ASCA) - Roma, 17 lug - Dopo 65 anni la Divisione Acqui tornera’ per la prima volta a Corfu’ in pace. Sara’ infatti affidato alla divisione italiana il picchetto d’onore che presenziera’ all’inaugurazione il prossimo 8 settembre del monumento ai caduti della Divisione, annientata, nonostante la resa, dalla furia nazista. Sessantacinque anni fa l’armistizio con gli angloamericani segno’ infatti l’avvio della strage dei militari italiani sulle isole di Cefalonia e Corfu’ per aver rifiutato di consegnare, malgrado la resa, le armi ai tedeschi. L’opera in onore dei caduti della divisione Acqui, sull’isola di Corfu, e’ stata realizzata dallo scultore toscano Gianni Villoresi, su iniziativa di Graziella Bettini, presidente dell’associazione nazionale divisione “Acqui” con il contributo della Regione Piemonte: due ali in marmo bianco e grigio, di 3,20 metri per 1,70 per 14 centimetri di spessore e dal peso complessivo di circa 2 tonnellate, che si congiungono per testimoniare il dialogo tra i popoli, come quello avvenuto durante questo primo episodio di resistenza tra greci e italiani nonostante questi ultimi fossero fino a pochi giorni prima l’esercito invasore.
“La strage di Corfu - ha spiegato la professoressa Bettini - e’ meno conosciuta di quella di Cefalonia, ma ha avuto lo stesso svolgimento. Non ci fu una votazione come a Cefalonia, ma tutti decisero di non consegnare le armi. Anzi, e’ stato il primo atto di resistenza al nazismo, in quanto comincio’ il giorno prima, il 13 settembre, e si concluse tragicamente, qualche giorno dopo, il 25 settembre”.
Non e’ mancato un accenno polemico dell’assessore regionale alla cultura del Piemonte Gianni Oliva che ha definito questa iniziativa una risposta “a chi vuole negare la memoria”, riferendosi alle dichiarazioni “minimizzanti” sui numeri della strage dell’assessore acquese alla cultura Sburlati e alla rivoluzione avvenuta nella giuria del premio Acqui formata, ha precisato Oliva da persone ‘’singolarmente tutte degnissime”, ma tutte inequivocabilmente di orientamento di centrodestra. L’opera, finanziata dalla Regione Piemonte con un contributo di 35mila euro, e’ praticamente ultimata, anche se rimangono da sciogliere alcune incertezze riguardanti il trasporto verso l’isola greca.
(Asca)
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Detta notizia ha suscitato iI mio sdegnato stupore per la totale falsità delle dichiarazioni della Presidente dell’ass. ne Acqui G. Bettini e dell’ l’Assessore alla Cultura del Piemonte G. Oliva.
Gli studiosi, infatti, sanno bene che a Corfù non ci fu alcuna strage di soldati ma soltanto 3 Ufficiali e circa 40 soldati caduti durante gli scontri e, successivamente -dopo la resa- la fucilazione purtroppo di 27 UFFICIALI come responsabili della resistenza ordinata ai loro uomini: non si ebbero pertanto ‘eccidi di massa’ della truppa come la Bettini parlando di “strage di Corfù” dà ad intendere.
A riprova di ciò uno studioso della vicenda P. Paoletti nel suo “I TRADITI DI CORFU’” del 2003 scrisse a pag. 11 dell’introduzione:
“Rispetto ai loro colleghi di Cefalonia, il destino per i soldati dislocati a Corfù fu meno sanguinoso, nel senso che qui non ci furono eccidi di massa indiscriminati, ma la loro sorte fu ugualmente tragica, perché altre centinaia di soldati morirono in combattimento, prima sotto le bombe tedesche e poi sotto quelle alleate, sotto quello che oggi si definisce “fuoco amico”.
Quanto sopra non è mai stato contestato sia per quanto riguarda le perdite dovute all’azione dei tedeschi che a quelle -ancor più pesanti- di cui furono responsabili gli Alleati con i loro indiscriminati bombardamenti a proposito dei quali è da ricordare il bombardamento della nave ospedale ” Roselli” con a bordo 5.500 prigionieri italiani, gravemente danneggiata il 9. X. ‘43 da un attacco aereo nel porto di Corfù e l’indomani definitivamente affondata durante un altro raid aereo che fece anche gravi danni alla città e morti tra i prigionieri italiani a terra.
Se la Bettini parlando di “strage di Corfù” si fosse riferita alle perdite dovute anche agli attacchi aerei Alleati ciò sarebbe stato forse accettabile ma poichè ella menziona Corfù addirittura come teatro del ‘primo atto di resistenza al nazismo’ si deve inevitabilmente concludere che costei o non conosce la storia o peggio, pur conoscendola, l’ha consapevolmente travisata: lo stesso dicasi per l’Ass. re Oliva il quale avrebbe potuto impiegare meglio i 35.000 Euro di contributo alla costruzione di un monumento commemorativo di un’ INESISTENTE STRAGE DI CORFU’ .
E’ evidente PERTANTO il mendacio o nella migliore delle ipotesi la più totale ignoranza in quanto affermato dalla Bettini a proposito di una strage che -a suo dire- “ebbe lo stesso svolgimento di quella di Cefalonia” mentre, come s’è visto, è accertato DOCUMENTALMENTE che la maggior parte dei caduti a Corfù morì addirittura sotto le bombe alleate.
Ciò è provato dai Documenti esistenti presso l’Ufficio Storico dello SME ma sembra non interessare affatto alla Bettini -addirittura Presidente dell’Ass. ne Acqui !- e ad Oliva feroce critico del Premio Acqui Storia e dell’Ass. re alla Cultura di Acqui Sburlati che non ha abboccato alle loro false chimere e non si è piegato ai ricattucci minacciati da Regione e Provincia di negare i fondi alla manifestazione tanto volentieri concessi alle precedenti edizioni fondate su dati storici ad esse congeniali ancorchè del tutto falsi o falsificati.
Chiedo gentilmente la pubblicazione della presente a commento della notizia da Voi data. Grazie.
Distinti saluti
avv. Massimo Filippini
Ten. col. AM (ca)
Orfano di un Martire di Cefalonia

Commento di Massimo Filippini inviato il 2 settembre 2008 alla pagina La battaglia
LE CIFRE DEI CADUTI TEDESCHI CONFRONTATE CON QUELLE ITALIANE -QUALORA VERE- FANNO PENSARE NON AD UNA BATTAGLIA MA AD UN RASTRELLAMENTO
___________Circa la c. d. battaglia non sarà male ricordare che i tedeschi subirono SOLTANTO la perdita di circa 40 (QUARANTA)uomini.
E’ un dato incontestabile riconosciuto perfino dalla Musa ispiratrice dei cantori di Cefalonia in chiave ideologica -l’insegnante di tedesco Paoletti- assurto ai fasti della notorietà grazie all’appoggio incondizionato di quel che resta della Sinistra storico-culturale non ancora doma anche se ormai in disarmo.
Se fosse vero che noi -a fronte di tali irrisorie perdite- subimmo quella variante da 6 a 9/10.000 uomini viene da chiedersi se i nostri soldati abbiano combattuto con lance e frecce contro i nazisti: forse ne avrebbero uccisi di più !
ERGO: dire menzogne è una triste abitudine ma dirle in modo talmente sfacciato è -oltretutto- da cretini.
L’altro ‘idolo’ della Sinistra Rochat ha -del resto- osservato che più che di una BATTAGLIA a Cefalonia si ebbe un gigantesco rastrellamento.
E se l’ha detto lui….
Un’ultima notizia per quanto riguarda i prigionieri italiani affondati con le navi:
-28 settembre 1943, affonda su una mina sganciata da aerei britannico il piroscafo tedesco ARDENA, che aveva a bordo 840 soldati italiani. I morti furono 720, più 59 del 120 soldati tedeschi loro carcerieri.
-13 ottobre 1943, silurato ed affondato dal sommergibile britannico TROOPER il piroscafo italiano MARIA AMALIA (ex francese MARGUERITE) con 900 prigionieri italiani a bordo. I morti furono 544, quelli tedeschi non noti.
-22 novembre 1943, silurato e affondato dal sommergibile britannico TORBAY la motovedetta italiana ALMA, con 100 dei 200 soldati che trasportava.
ERGO: anche l’affondamento di dette navi da parte tedesca con contorno di tedeschi che -mentre affogavano anche loro- sparavano ai nostri soldati è una ridicola menzogne.
I relativi documenti io li ho visionati ma non li rivelo in questa sede: me ne hanno già ‘fregati’ parecchi per poi appropriarsi della mia ricerca.
Chi vuole se li vada a cercare come ho fatto io.
Massimo Filippini