Il Blog di Storia e Memoria

Settembre 9, 2008

Una dose di sano “revisionismo” è auspicabile

Archiviato in: Varie — Storia e memoria @ 8:41 pm

Replica di Vincenzo Ciampi inviata il 9 settembre 2008 alla pagina Gli storici: una casta di superesperti o una massa di incompetenti?

Aggiungo poche considerazioni non per aprire un duetto con Filippini ma solo per chiarire cosa intendevo per approccio storico (vedi anche le polemiche di questi giorni per le dichiarazioni di alcuni politici). Si può partire da una cultura e da una idealità diverse - io, ad esempio, sono convinto che i valori della Resistenza siano oggi più attuali che nel dopoguerra - e non necessariamente l’approdo sarà lo stesso, ma è necessario, soprattutto per i più giovani, che nessun giudizio resti sclerotizzato e immutabile. Ciò significa consegnare definitivamente al passato, e quindi all’oblio, ciò che invece ha a che fare con il vissuto quotidiano, diventando vecchio e stantio. Oggi esistono ancora l’intolleranza, la tentazione della violenza, il razzismo; il web è pieno di siti negazionisti; del passato si parla con superficialità, per luoghi comuni e per formule. Quando queste cose non interessano più a nessuno, restano per l ‘appunto solo le formule. Ecco perchè una dose di sano “revisionismo” è sempre auspicabile, perchè consente di riflettere, perfino di insegnare qualcosa. Il lavoro dello storico è quello di accompagnare e arrichire il processo, senza monopolizzarlo, perchè se gli storici si parlassero solo fra di loro, per tutti noi esisterebbe solo il presente. Cefalonia è solo un esempio, seppure molto grave, di cosa fu l’8 settembre. Credo che per capirlo bisogna avere un’idea di cosa avvenne , in generale, nello Stato che si dissolveva nel caos, nelle Ionie, e in altre zone di operazioni, sia più importante di un singolo documento, o di una contabiltà di morti. Se la definizione di “primo atto delle Resistenza” dipende dalla convinzione che nell’Isola avvenne un vero “referendum”, e che la scelta di chi ci lasciò la vita fosse consapevole, libera e motivata come, ed esempio, quella di chi decise di formare le prime unità partigiane, allora è una definzione inesatta, perchè con tutta probabilità le cose non andarono in quel modo. Era tutto molto più complicato. E ciò non toglie nulla nè alla gravità dell’eccidio, nè alla dignità e alla memorie di quelle vittime del nazismo. E’ ciò che intendevo quando parlavo di “ancoraggi difensivi” a convinzioni o definizioni, così come a numeri. Certo, porli in dubbio e correggerli può andare incontro, ad esempio, a chi abbia interesse a separare la Resistenza dalle Forze Armate, quasi le contaminasse, perchè ritiene che la lotta partigiana avesse una matrice esclusivamene ideologica, e quindi non ne condivide il valore . Bene, forse sarà così, ma io esercito il diritto di non dare importanza al “cui prodest”, e di cercare la verità senza essere condizionato dalle conseguenze. Solo per questo, forse ingenuamente, mi ero permesso di ricordare che ci si avvicina maggiormente alla Storia quanto maggiore è il distacco dalle infinite storie che la compongono.
Mi appassiona di meno, lo confesso, la controversia sul numero dei morti a Cefalonia. Ciò perchè, forse, sono condizionato da quanto ha scritto Claudio Pavone (parlando, in generale, del numero delle vittime nel biennio ‘43-45): “Il discorso non può tuttavia essere circoscritto nell’ambito quantitativo (….) perchè si correrebbe il rischio di eludere i problemi di fondo, storici e morali, posti dall’uccisione di altri uomini e dal riconoscimento, o disconoscimento, della liceità di essi”. (C.Pavone, “Una guerra civile”, cap.VII:”La violenza”).

Vincenzo Ciampi

Gli storici: una casta di superesperti o una massa di incompetenti?

Archiviato in: Varie — Storia e memoria @ 10:39 am

Un altro intervento significativo nel dibattito storico.

Commento di Massimo Filippini inviato l’8 settembre 2008 alla pagina Cefalonia primo atto della Resistenza.

In relazione alle osservazioni di V. Ciampi desidero precisare come non occorra essere uno ’storico’ (nel senso di appartenente ad una casta di superesperti come taluni ritengono il prof. Rochat) per scrivere e/o parlare di Cefalonia.
Se così fosse TUTTI dico TUTTI gli ‘storici’ -nel senso summenzionato- dovrebbero essere definiti -nella migliore delle ipotesi- come degli incompetenti avendo essi attribuito un’immeritata sacralità alle parole in libertà pronunciate dal presidente Ciampi ai fatti di Cefalonia additati come ‘primo atto della Resistenza’ o avendo - come Rochat- nel libro da lui curato (LA DIV. ACQUI A CEFALONIA, ed. 1993) e additato dagli estimatori -digiuni spesso di storia ma pieni di ideologia- come testo ‘sacro’ (che, in realtà contiene di suo ’solo’ l’introduzione e una monografia per un totale di 55 pagine su 350) scritto un’ inesattezza clamorosa come quella secondo cui padre Romualdo Formato fu “l’unico a chiedere la lotta anziché la resa nella riunione dei Cappellani di Cefalonia dell’11 settembre 1943″ per cui “la sua testimonianza merita perciò piena attenzione”, mentre del predetto sacerdote tutto può dirsi meno quello che lo ‘storico’ Rochat ha scritto.
Quanto al dato numerico dell’eccidio, poi, Rochat ha compiuto un vero e proprio capolavoro di doppiezza scrivendo nel risvolto del volume che “fu la decisione dei suoi uomini a determinare la scelta di affrontare il combattimento: fu lo spirito di vendetta dei comandi e dei reparti tedeschi a provocare il massacro di 6.500 italiani in gran parte trucidati dopo che si erano arresi”.
Che uno ’storico’ (citato come il ‘Verbo’ dalla Sinistra) nel parlare di ‘SCELTA’ abbia ignorato l’ORDINE DI RESISTERE inviato a Gandin dal Comando Supremo non solo fa allibire ma è anche un ‘vulnus’ inferto alla verità proprio da chi se ne professa altezzosamente il depositario definendo che, per giunta -come ha scritto di recente- ha definito le ricerche del sottoscritto ’storicamente inconsistenti’.
RISPONDO: E LE SUE CHE COSA SONO ? a ciò aggiungendo il biblico “QUOS PERDERE VULT DEUS INSANIRE FACIT” che si attaglia perfettamente alla fattispecie.
Quanto al dato numerico dell’eccidio, poi, Rochat ha compiuto un vero e proprio capolavoro di doppiezza scrivendo nel risvolto del suo volume che “fu la decisione dei suoi uomini a determinare la scelta di affrontare il combattimento: fu lo spirito di vendetta dei comandi e dei reparti tedeschi a provocare il massacro di 6.500 italiani in gran parte trucidati dopo che si erano arresi”.
Ciò egli scrisse malgrado nel 1992 avesse visionato i “TABULATI DEI CADUTI DELLA DIVISIONE ACQUI NELLA GUERRA 1940 - 45″ esistente allo SME - Uff. Storico sbrigativamente liquidati nella sua introduzione come ‘non attendibili’.
Per rendersene conto invito alla lettura del mio articolo nella pagina riportatahttp://www.italiaestera.net/modules.php?name=News&file=brevi&sid=3726

da cui risulta chiaro il gioco di prestigio dell’illustre storico che in una successiva intervista al giornalista Roberto Beretta del 5 luglio 2006 ridimensionò con disinvoltura i numeri da lui sostenuti da sempre

http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodArt=6141

per finire all’ultimo libro ‘Blutges Edelweiss” in cui l’autore H. F. Meyer ha ulteriormente ridotto i caduti italiani a circa 2000 - 2500

http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=0&CodArt=18894

Concludendo, non sarà certo il minor numero di Morti calato -SI BADI BENE- da 10000 a circa un quinto (contenente -tra l’altro- i morti in combattimento e quindi non vittime di eccidi) a rendere meno triste quanto avvenne -e lo dico in qualità di Vittima- ma sarebbe ora che di Cefalonia TUTTI parlassero in modo serio e non per scopi ideologici come continua a fare una certa Sinistra che -ignorando volutamente la Verità- non si rende conto del ridicolo in cui si è cacciata.

Un saluto a Vincenzo Ciampi

 Massimo Filippini

Settembre 6, 2008

Una posizione “difensiva”

Archiviato in: Varie — Storia e memoria @ 8:47 pm

Continuamo a pubblicare sul Blog i commenti che ci sembrano più interessanti al dibattito storico.

Commento di Vincenzo Ciampi inviato il 6 settembre 2008 alla pagina Cefalonia primo atto della Resistenza

   

Pur avendo scritto di Storia non sono uno storico, bensì un comune cittadino che ama approfondire la dinamica degli eventi che attirano la sua attenzione. A me pare evidente che le polemiche più recenti sui fatti delle Isole Ioniche nel settembre 1943, con i forti ed evidenti elementi di ideologizzazione che contengono, siano ben lontane da un processo di autentica “storicizzazione”, la cui precondizione è il diradarsi della polvere degli scontri. Fa parte della ricerca, e nulla ha a che fare con il “revisionismo”, la continua messa a punto delle intepretazioni, e l’eventuale rilettura delle fonti. Quasi mai la “verità” - che è una direzione di marcia, non un dato monolitico - dipende dal ritrovamento più o meno clamoroso di un documento o di una testimonianza. Credo che ancorarsi a definizioni come “primo atto delle Resistenza” equivalga a porsi in una posizione difensiva. Chi - come chi scrive - crede nel valore fondante della Resistenza non dovrebbe trovarsi MAI in tale posizione. La polemica sulle “cifre del massacro”, infatti, avrebbe ben scarso appeal se non fosse collegata a valutazioni, spesso opposte e inconciliabili, sui protagonisti dela vicenda,ovvero il generale Gandin (vedi lavoro di Paoletti) e i suoi sottoposti, da alcuni considerati eroi, da altri sediziosi da fucilare sul posto (vedi lavori di Filippini). Poco cambierebbe, in realtà, se fossero vere le ultime cifre (meno di 4.000) sul totale dei caduti. Sarebbe opportuno che anzichè inseguire riedizioni della cronaca degli avvenimenti, con incorporati giudizi di valore, si procedesse finalmente a risistemare in sede storica, con distacco e serenità, l’intera vicenda, senza preoccuparsi se alla fine dei dubbi resteranno ancora sul tappeto. Operazione che non mi sembra sia stata fatta fino in fondo. Non vorrei che, alla fine, il nostro Paese si confermi il terreno meno adatto per un lavoro che, per gli storici, dovrebbe essere “normale amministrazione”.

Vincenzo Ciampi

Contributi al dibattito storico

Archiviato in: Varie — Storia e memoria @ 9:28 am

Abbiamo ricevuto durante la pausa estiva, in data 6 agosto e 2 settembre, questi due commenti alle nostre pagine del percorso Cefalonia primo atto della Resistenza che, oltre che nello spazio dei commenti, pubblichiamo sul nostro Blog  per dare ad essi maggiore visibilità.

Essi danno una valutazione degli eventi fortemente polemica e, ci permettiamo di dire, carica di un rancore verso persone e ricostruzioni storiche che non giova al dibattito storico, per il quale devono essere forniti elementi rigorosi che lasciano poi al lettore più o meno studioso e conoscitore dei fatti il giudizio ultimo, poichè nessuno ha la patente della verità storica e questa deve essere con grande umiltà continuamente sottoposta al vaglio dei documenti e della riflessione  che matura con la distanza temporale dagli eventi.

Ma riteniamo che proprio per questo qualunque contributo che obblighi alla riflessione e al riesame dei fatti sia un atto positivo.

 

Commento di Massimo Filippini inviato il 6 agosto 2008 alla pagina Cefalonia primo atto della Resistenza

La definizione di Cefalonia come ‘primo atto’ della Resistenza non è più valida come ha detto la Presidentessa dell’Ass. ne Acqui.
Vi invio in proposito copia della lettera che ho inviato al Presidente napolitano e al Ministro La Russa.
Se volete cancellarla fatelo pure, tanto ci sono abituato ma almeno leggetela: imparerete qualcosa.
Massimo Filippini

LA ” STRAGE DI CORFU’ PRIMO ‘ATTO’ DELLA RESISTENZA AL POSTO DI CEFALONIA
UN FALSO STORICO A 35.000 euro + SPESE DI TRASPORTO
di Massimo Filippini

Al Presidente della Repubblica - Roma

Al Ministro della Difesa - Roma

Porto a conoscenza delle SS VV il testo del messaggio da me inviato all’ ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale in merito ad un servizio pubblicato il 17 luglio 2008 e chiedo un intervento delle SS VV che ponga fine a tale scempio della verità storica che coinvolge -come da detto comunicato- le stesse FFAA
Con ossequio

avv. Massimo Filippini
Ten. Col. AM (ca)
Orfano di un Martire di Cefalonia

Latina 18 luglio 2008
_____________________

Egregia redazione di ASCA,
ho letto la seguente notizia da Voi pubblicata il 17 luglio 2008:

“DIVISIONE ACQUI: A CORFU’ UN MONUMENTO PER LA STRAGE DI 65 ANNI FA”
(ASCA) - Roma, 17 lug - Dopo 65 anni la Divisione Acqui tornera’ per la prima volta a Corfu’ in pace. Sara’ infatti affidato alla divisione italiana il picchetto d’onore che presenziera’ all’inaugurazione il prossimo 8 settembre del monumento ai caduti della Divisione, annientata, nonostante la resa, dalla furia nazista. Sessantacinque anni fa l’armistizio con gli angloamericani segno’ infatti l’avvio della strage dei militari italiani sulle isole di Cefalonia e Corfu’ per aver rifiutato di consegnare, malgrado la resa, le armi ai tedeschi. L’opera in onore dei caduti della divisione Acqui, sull’isola di Corfu, e’ stata realizzata dallo scultore toscano Gianni Villoresi, su iniziativa di Graziella Bettini, presidente dell’associazione nazionale divisione “Acqui” con il contributo della Regione Piemonte: due ali in marmo bianco e grigio, di 3,20 metri per 1,70 per 14 centimetri di spessore e dal peso complessivo di circa 2 tonnellate, che si congiungono per testimoniare il dialogo tra i popoli, come quello avvenuto durante questo primo episodio di resistenza tra greci e italiani nonostante questi ultimi fossero fino a pochi giorni prima l’esercito invasore.

“La strage di Corfu - ha spiegato la professoressa Bettini - e’ meno conosciuta di quella di Cefalonia, ma ha avuto lo stesso svolgimento. Non ci fu una votazione come a Cefalonia, ma tutti decisero di non consegnare le armi. Anzi, e’ stato il primo atto di resistenza al nazismo, in quanto comincio’ il giorno prima, il 13 settembre, e si concluse tragicamente, qualche giorno dopo, il 25 settembre”.

Non e’ mancato un accenno polemico dell’assessore regionale alla cultura del Piemonte Gianni Oliva che ha definito questa iniziativa una risposta “a chi vuole negare la memoria”, riferendosi alle dichiarazioni “minimizzanti” sui numeri della strage dell’assessore acquese alla cultura Sburlati e alla rivoluzione avvenuta nella giuria del premio Acqui formata, ha precisato Oliva da persone ‘’singolarmente tutte degnissime”, ma tutte inequivocabilmente di orientamento di centrodestra. L’opera, finanziata dalla Regione Piemonte con un contributo di 35mila euro, e’ praticamente ultimata, anche se rimangono da sciogliere alcune incertezze riguardanti il trasporto verso l’isola greca.
(Asca)
______

Detta notizia ha suscitato iI mio sdegnato stupore per la totale falsità delle dichiarazioni della Presidente dell’ass. ne Acqui G. Bettini e dell’ l’Assessore alla Cultura del Piemonte G. Oliva.
Gli studiosi, infatti, sanno bene che a Corfù non ci fu alcuna strage di soldati ma soltanto 3 Ufficiali e circa 40 soldati caduti durante gli scontri e, successivamente -dopo la resa- la fucilazione purtroppo di 27 UFFICIALI come responsabili della resistenza ordinata ai loro uomini: non si ebbero pertanto ‘eccidi di massa’ della truppa come la Bettini parlando di “strage di Corfù” dà ad intendere.
A riprova di ciò uno studioso della vicenda P. Paoletti nel suo “I TRADITI DI CORFU’” del 2003 scrisse a pag. 11 dell’introduzione:
“Rispetto ai loro colleghi di Cefalonia, il destino per i soldati dislocati a Corfù fu meno sanguinoso, nel senso che qui non ci furono eccidi di massa indiscriminati, ma la loro sorte fu ugualmente tragica, perché altre centinaia di soldati morirono in combattimento, prima sotto le bombe tedesche e poi sotto quelle alleate, sotto quello che oggi si definisce “fuoco amico”.
Quanto sopra non è mai stato contestato sia per quanto riguarda le perdite dovute all’azione dei tedeschi che a quelle -ancor più pesanti- di cui furono responsabili gli Alleati con i loro indiscriminati bombardamenti a proposito dei quali è da ricordare il bombardamento della nave ospedale ” Roselli” con a bordo 5.500 prigionieri italiani, gravemente danneggiata il 9. X. ‘43 da un attacco aereo nel porto di Corfù e l’indomani definitivamente affondata durante un altro raid aereo che fece anche gravi danni alla città e morti tra i prigionieri italiani a terra.

Se la Bettini parlando di “strage di Corfù” si fosse riferita alle perdite dovute anche agli attacchi aerei Alleati ciò sarebbe stato forse accettabile ma poichè ella menziona Corfù addirittura come teatro del ‘primo atto di resistenza al nazismo’ si deve inevitabilmente concludere che costei o non conosce la storia o peggio, pur conoscendola, l’ha consapevolmente travisata: lo stesso dicasi per l’Ass. re Oliva il quale avrebbe potuto impiegare meglio i 35.000 Euro di contributo alla costruzione di un monumento commemorativo di un’ INESISTENTE STRAGE DI CORFU’ .

E’ evidente PERTANTO il mendacio o nella migliore delle ipotesi la più totale ignoranza in quanto affermato dalla Bettini a proposito di una strage che -a suo dire- “ebbe lo stesso svolgimento di quella di Cefalonia” mentre, come s’è visto, è accertato DOCUMENTALMENTE che la maggior parte dei caduti a Corfù morì addirittura sotto le bombe alleate.

Ciò è provato dai Documenti esistenti presso l’Ufficio Storico dello SME ma sembra non interessare affatto alla Bettini -addirittura Presidente dell’Ass. ne Acqui !- e ad Oliva feroce critico del Premio Acqui Storia e dell’Ass. re alla Cultura di Acqui Sburlati che non ha abboccato alle loro false chimere e non si è piegato ai ricattucci minacciati da Regione e Provincia di negare i fondi alla manifestazione tanto volentieri concessi alle precedenti edizioni fondate su dati storici ad esse congeniali ancorchè del tutto falsi o falsificati.
Chiedo gentilmente la pubblicazione della presente a commento della notizia da Voi data. Grazie.
Distinti saluti

avv. Massimo Filippini
Ten. col. AM (ca)
Orfano di un Martire di Cefalonia

Commento di Massimo Filippini inviato il 2 settembre 2008 alla pagina La battaglia

 LE CIFRE DEI CADUTI TEDESCHI CONFRONTATE CON QUELLE ITALIANE -QUALORA VERE- FANNO PENSARE NON AD UNA BATTAGLIA MA AD UN RASTRELLAMENTO
___________Circa la c. d. battaglia non sarà male ricordare che i tedeschi subirono SOLTANTO la perdita di circa 40 (QUARANTA)uomini.
E’ un dato incontestabile riconosciuto perfino dalla Musa ispiratrice dei cantori di Cefalonia in chiave ideologica -l’insegnante di tedesco Paoletti- assurto ai fasti della notorietà grazie all’appoggio incondizionato di quel che resta della Sinistra storico-culturale non ancora doma anche se ormai in disarmo.
Se fosse vero che noi -a fronte di tali irrisorie perdite- subimmo quella variante da 6 a 9/10.000 uomini viene da chiedersi se i nostri soldati abbiano combattuto con lance e frecce contro i nazisti: forse ne avrebbero uccisi di più !
ERGO: dire menzogne è una triste abitudine ma dirle in modo talmente sfacciato è -oltretutto- da cretini.
L’altro ‘idolo’ della Sinistra Rochat ha -del resto- osservato che più che di una BATTAGLIA a Cefalonia si ebbe un gigantesco rastrellamento.
E se l’ha detto lui….

Un’ultima notizia per quanto riguarda i prigionieri italiani affondati con le navi:
-28 settembre 1943, affonda su una mina sganciata da aerei britannico il piroscafo tedesco ARDENA, che aveva a bordo 840 soldati italiani. I morti furono 720, più 59 del 120 soldati tedeschi loro carcerieri.
-13 ottobre 1943, silurato ed affondato dal sommergibile britannico TROOPER il piroscafo italiano MARIA AMALIA (ex francese MARGUERITE) con 900 prigionieri italiani a bordo. I morti furono 544, quelli tedeschi non noti.
-22 novembre 1943, silurato e affondato dal sommergibile britannico TORBAY la motovedetta italiana ALMA, con 100 dei 200 soldati che trasportava.

ERGO: anche l’affondamento di dette navi da parte tedesca con contorno di tedeschi che -mentre affogavano anche loro- sparavano ai nostri soldati è una ridicola menzogne.

I relativi documenti io li ho visionati ma non li rivelo in questa sede: me ne hanno già ‘fregati’ parecchi per poi appropriarsi della mia ricerca.
Chi vuole se li vada a cercare come ho fatto io.

Massimo Filippini

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