Tibet
Un percorso: Cefalonia primo atto della Resistenza
Un percorso: La fabbrica di una democrazia

Il Tibet sino al 1950 era uno stato sovrano indipendente governato dalla massima autorità religiosa del Buddhismo tibetano, il Dalai Lama. Nel 1950 l’esercito della Repubblica popolare cinese comunista guidata da Mao Zedong invase il Tibet.
Nel 1956 il Governo cinese costituì il Comitato Preparatorio per la Regione Autonoma del Tibet. Tenzin Gyatso (XIV Dalai Lama) presiedeva il comitato, ma si rese conto che gli altri appartenenti erano molto dipendenti dalle decisioni del governo centrale.
Nel 1957 scoppiò una rivolta nel Tibet orientale che si estese a Lhasa nel 1959. Nello stesso anno l’Esercito di liberazione popolare cinese schiacciò la rivolta e costrinse il Dalai Lama alla fuga. Il 17 marzo egli lasciò il Palazzo del Norbulingka travestito da soldato e scappò in India dove costituì il Governo tibetano in esilio.
Il 1° settembre 1965 nacque ufficialmente la Regione Autonoma del Tibet o TAR (Tibet Autonomous Region). In concordanza con gli articoli 111 e 112 della Costituzione della Repubblica Popolare Cinese e seguendo l’esempio dell’Unione Sovietica, il governatore doveva essere di etnia tibetana, controllato dal locale segretario del Partito Comunista Cinese, generalmente un cinese di etnia Han.
La Cina governò quello che rimaneva del Tibet con la forza e la repressione. Con la Rivoluzione Culturale vennero uccisi circa 1,2 milioni di tibetani, 6.254 monasteri distrutti, circa 100.000 tibetani nei campi di lavoro e deforestazione indiscriminata.
Nel 1976, dopo la morte di Mao, i Cinesi tentarono una mediazione e invitarono il Dalai Lama a ritornare in Tibet. Questi considerò con cautela l’invito ma dopo un esame attento delle condizioni decise di rimanere in India.
Il successore diHua Guofeng, Deng Xiaoping inviò in Tibet una commissione per valutare la situazione del Tibet. A seguito di questa venne stabilito un piano per cercare di migliorare le condizioni di vita dei tibetani riducendo per due anni le tasse, consentendo un minimo di iniziativa privata e facendo riaprire il Jakong e il Palazzo del Potala. Nei primi anni ottanta vennero diminuiti leggermente i divieti relativi all’osservanza della religione e vennero riaperti alcuni monasteri.
Da allora ci sono state sporadiche rivolte (per lo più non armate) per l’autonomia del Tibet contro il Governo cinese, condotte principalmente da monaci e monache. Il Governo cinese, oltre a reprimere con la forza queste proteste, cerca di favorire l’immigrazione di cinesi di etnia Han nella Regione Autonoma del Tibet, anche grazie alla Ferrovia del Qingzang che dal 2006 collega Lhasa a Pechino e al resto della Cina. Si stima che questa porterà in Tibet 40 milioni di non tibetani (contro circa 6,5 milioni di tibetani).
Oggi Tenzin Gyatso (XIV Dalai Lama) non richiede più l’indipendenza e la sovranità del Tibet, ma solo una reale autonomia della Regione Autonoma del Tibet ed il rispetto dei diritti umani dei tibetani. Il Dalai Lama è stato insignito, nel 1989, del Premio Nobel per la Pace. In diversi paesi si sono costituiti gruppi interparlamentari a favore del Tibet, e in 60 paesi sono attivi oltre 100 gruppi di sostegno.

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