
Cefalonia, la “casetta rossa” dove furono fucilati 136 ufficiali italiani
Ieri: 27 luglio 2006, la Procura di Monaco di Baviera decide di archiviare il procedimento a carico dell’ex sottotenente Otmar Mulhauser, unico imputato della strage dei soldati italiani a Cefalonia nel settembre 1943, poichè non ci sarebbero stati i “vili” motivi.
La motivazione: “Le forze militari italiane non erano normali prigionieri di guerra: Inizialmente erano alleati dei tedeschi che poi si sono trasformati in nemici combattenti diventando dei “traditori” - per usare il gergo militare -. In questo caso è come se parti delle truppe tedesche fossero disertate e si fossero schierate dalla parte del nemico. Una successiva esecuzione di tali soldati non sarebbe da giudicare come omicidio per vili motivi…”
Oggi: il procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano, ha iscritti sul registro degli indagati per omicidio plurimo aggravato 7 ufficiali tedeschi, ritenendo di poter dimostrare, al contrario della Procura di Monaco di Baviera, che la strage di Cefalonia non può conoscere prescrizione.
Ma la magistratura tedesca ha un grande merito, ha raccolto in 37 faldoni e 51 pagine di requisitoria, documenti, diari e oltre 500 testimonianze oculari: le voci di greci, di sopravvissuti italiani e, soprattutto, di soldati tedeschi. In quelle carte, in acquisizione dalla Procura militare di Roma, è documentata non solo l’entità e la crudeltà della strage ma anche l’orrore provato dagli stessi carnefici.
“A Divarata ci radunammo in una piazza, con gli italiani. Giunse l’ordine che quattro camerati del plotone mitraglieri dovevano essere distaccati per la fucilazione dei prigionieri. Ero a circa 200 metri di distanza. Morirono in 62. Noi ne rimanemmo tutti traumatizzati”. Richard Hamann, soldato semplice del 98esimo reggimento alpino
” A Dilinata, sorprendemmo un’intera compagnia della Divisione Acqui, che si arrese senza combattere. Gli italiani furono subito disarmati e condotti in un avvallamento dove furono fucilati con tre mitragliatrici”. Hans Kappel, maresciallo di sanità dello Stato maggiore del terzo battaglione 98esimo reggimento alpino.
“Il nostro maresciallo ci portò l’ordine di fucilare un’unità di italiani. Era inutile rifiutarsi perchè la sorte era caduta su di noi e noi avevamo l’arma adatta, una mitragliatrice pesante che, portata in posizione, dovette sparare su un gruppo di 35 uomini messi contro un vallo di pietre. Tutti chiudemmo gli occhi…Per noi è rimasto il trauma della vita.” J.Schallahrt, fante austriaco della 12esima compagnia 98esimo reggimento alpino.
Oggi Cefalonia quindi non è solo una bellissima isola greca ma è anche un luogo della memoria per gli Italiani.
Anzi è uno dei primi luoghi della memoria della Resistenza italiana.

